Taking Care
17.04.2026 - 12.06.2026
Curatore/i: Stefano Capolongo, Pilar Guerrieri
"Il modo in cui una società cura i suoi malati rivela la sua organizzazione, i suoi valori e il suo rapporto con il corpo”
Jaques Attali, Vita e Morte della Medicina, 1979
Un excursus sul complesso percorso che conduce fino alle odierne strutture sanitarie, analizzandone l’evoluzione storica e sociale. Si è aperta ieri, presso lo spazio mostre Guido Nardi del Politecnico di Milano, la mostra interdipartimentale “Taking Care. I segni del cambiamento” che si propone di esplorare il rapporto tra architettura e salute, e come gli spazi della cura abbiano modellato – e continuino a modellare – la relazione tra corpi, città e sanità nel corso della storia.
L’esposizione affronta inoltre lo sviluppo e la trasformazione del “prendersi cura”, dalle pratiche rituali e comunitarie fino agli ambienti contemporanei sempre più tecnologici e basati su dati, attraverso casi studio storici, progetti attuali e sperimentazioni.
La mostra offre un’occasione di riflessione ai visitatori su come l’innovazione, la ricerca in sanità pubblica, l’ascolto dei bisogni reali e la capacità trasformativa dell’architettura possano riaffermare il valore profondo del progettare per “prendersi cura”: un invito a riscoprire il significato autentico di “taking care”, ovvero concepire strutture capaci di rigenerare e ispirare. L’architettura, infatti, rappresenta una sintesi delle principali istanze sociali, culturali e tecnologiche che si traducono, attraverso di essa, in spazi in grado di accogliere, curare e generare nuove prospettive. E, in particolare, l’architettura per la salute riflette i mutamenti collettivi: qui la ricerca medica incontra le sfide della sostenibilità, dell’inclusività e del benessere psico-fisico, aprendo a nuovi scenari progettuali.
LE SEZIONI DELLA MOSTRA
Seguendo il quadro teorico tracciato dallo studioso Jacques Attali, il percorso espositivo si articola attorno a cinque “segni” che, nel tempo, hanno organizzato la cura e lo spazio costruito:
- Il segno degli Dei: la cura come atto sacro e comunitario (a cura di Erica Brusamolin, Marco Gola)
- Il segno dei Corpi: il corpo come materia da proteggere e organizzare (a cura di Pilar M. Guerrieri, Fabio Mosca)
- Il segno delle Macchine: l’affermazione dell’ospedale come infrastruttura tecnica (a cura di Elisa Boeri, Luca Cardani)
- Il segno dei Codici: dati e reti ridefiniscono i luoghi della cura (a cura di Andrea Brambilla, Andrea Fesce)
- Il segno del Futuro: scenari emergenti e tecnologie avanzate (a cura di Silvia Mangili, Andrea Rebecchi)
Questi segni non si susseguono in modo lineare, ma entrano in tensione, si sovrappongono e continuano a coesistere. La mostra invita a riconoscerli negli spazi che abitiamo e a interrogarsi su come e dove si costruisce oggi il “prendersi cura”.
Progettare un’infrastruttura sanitaria significa oggi ripensare il ruolo stesso dell’architettura: non più soltanto risposta a esigenze funzionali, ma espressione di una responsabilità sociale, etica e civile. In un’epoca di profonde trasformazioni globali, le architetture per la salute si configurano come un laboratorio di sperimentazione, in cui discipline diverse convergono per immaginare futuri possibili orientati non solo alla cura della malattia, ma alla promozione di un benessere autenticamente olistico.
Stefano Capolongo
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Locandina
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